PROPOSTA 2002. festival internacional de poesies + polipoesies. cccb.  o     
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biagio cepollaro

nàpols, 1959. viu actualment a milà. fou un dels promotors del gruppo 93, el grup que en la darrera dècada ha aconseguit generar més debat en el món literari i una certa renovació en la poesia a itàlia, i fundador de la revista baldus al costat de mariano baino i lello voce. entre el 1985 i el 1997 va escriure la trilogia de de requie et natura, formada pels tres llibres scribeide, luna persciente i fabrica, al voltant de la natura artifical dels paisatges urbans i dels múltiples llenguatges que hi conviuen, des dels literaris fins als de masses, dialectals i tecnològics. ha estat present a les antologies més importants de la poesia italiana actual i ha participat en lectures i festivals de poesia a tot itàlia i a la resta d’europa.

 

 

 

 

 











 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 












  dopo tre anni


perché le parole non siano ancora
solo parole

perché il tempo destinato ogni giorno
non sia ancora il tempo

in cui sia poco
il realizzato e perché cambino davvero

anche il modo e la motivazione
di dirlo

perché dal risveglio alle prime avvisaglie
del sonno una sola sia
la naturale propensione


lo dicevo a giulia ieri
al cinese
quest'anno è passato leggero
leggero come vorrei
la morte fosse appunto

passaggio

ad altra leggerezza

quest'anno ha qualcosa del cielo

e dunque 
al dunque si tratta
ancora della capacità
di amare

(e dimenticare)

e davvero non c'era nulla
da portare
sulla soglia
a dimostrazione che qualcosa c'era stato
o come si dice qualcosa
abbiamo fatto e costruito e non siamo
passati invano

l'inganno è in quell'intendere
il passare 
(cosa passa cosa no quando poi
si sa che tutto ma proprio tutto
passa 
se mai la domanda è chi
e come 
e in mezzo a che
passa)


di più c'è consapevolezza
del male 
(ma non ancora
accettazione)

perché gli atti bruciano
come carcasse
di passate intenzioni e cadono
giù 
a ferraglia


si compie oggi ciò che un passato
lungo quanto l'occhio con disattenzione
e arroganza ha preparato
e non solo la personale cecità
che ha chiamato proprio 
destino 
la banale chiusura
del cuore
ma anche l'iscrizione 
nel cuore
della cellula
di ciò che la specie e il gruppo
hanno costruito e distrutto nella paura
e nell'allucinazione


**

quest'anno ha qualcosa del cielo
e non perché sia stato volo 
e luce

(come ieri che ero uscito
per prendere aria e sono rientrato
subito
per incidente sotto
casa e oggi
mi telefona sorella del motociclista
in coma 
chiedendo se ho visto
di chi è la colpa)


si passa la vita a non pensare
che la vita finisce

e quel mancato pensiero
indurisce il cuore
e fa moltiplicare i codici
che separano ridicole 
le cose
dalle parole

quest'anno ha qualcosa del cielo

(deve esserci peso
anche nell'aria
o anche terra che fa cielo
e luce dentro la terra)


(lo dicevo stretto stretto
via e-mail a giuliano: non si tratta
di assistere 
al naufragio: è che i topi
sul vascello
non possono dare senso
alla storia
ma tenersi stretti
mentre rotolano nel buio
e nel fragore
passarsi un brivido da pelle
a lucida pelle
prima del tonfo
questo si, questo è per ognuno
possibile)


***

(dopo tre anni la voce
è ancora troppo grossa

e il blababla oscura
la mancata estromissione

di orgoglio
e vanagloria)


perché le parole non siano ancora
solo parole

perché vi sia fervore
e nell'ordinario devozione


e qui s'interrompe stesura di poesia
perché anche speranza vuole concretezza e la più alta
aspirazione per noi e per gli altri che conosciamo o che possiamo
solo immaginare in carne
e affanno 
deve avere realismo

che non è volare basso ma aver mostrato
senza esibizione che la pace chiesta per gli altri
siano giorni
per sé 
e non per esempio come ieri al parco
alla signora che si lamentava dell'ingratitudine
altrui senza gentilezza 
dirle che sua disponibilità
ai casi altrui non era autentica

intanto parliamo per rassicurarci come diceva giulia
e si scrive anche una parola che non si è
o non si è ancora

e le si gira
intorno come se da parola venisse
significazione

e non da qualità dell'intenzione



come se da parola venisse
significazione

e non da qualità
dell'intenzione

perché le parole non siano ancora
solo parole

perché vi sia fervore
e nell'ordinario devozione

perché dal risveglio alle prime avvisaglie
del sonno una sola

sia la naturale propensione

perché la voce si assottigli

perché le parole non siano ancora
solo parole

continua la poesia
continuala pure
senza parole


Biagio Cepollaro
Da Versi Nuovi (1998-2001)


 

     

(Della mancata esplosione)




quanno sirena lincinante smosse
l'aria funosa strisciante

nun era bulanza nun era pizìa
nisciuno capìa onde venisse

nui c'accostammo tutti al raille
e niuno passava ma forte sonando

vieppiù sibilante nu cataclisma
nu coso d'aria veniente da celo

nu serpente de moto recamava
lu terreno sfaltato e insieme

cuciva serie de traffici e 'ncroci
pè uni battaglie pè ll'altri narcosi

perai e piegati e femine belle e
laide e vecchi e li criaturi tutti

riversi come da nastro su per le strade
collo de mia dignitate! speculo opaco

allungato a reggere l'occhiale
periscopio de clare 'ntenzioni

de logistiche decisioni
sopra mondo affacciato

ocio de laser puntato
su ogni foro luciato

ocio d'anticipo fissante
punto al torace giaccato

manco appellato ossato
manco temporale figurato

en bianco e nero spezzato
se movono clacsonando forte

se fermano s'arrossano
stoppati e clacsonando

repartono acclusendo
s'avviano strusciando

Biago Cepollaro
Da Luna persciente, sezione "Multitudo"

(Dell'ansia e dello Scriba)


ansiatamente viatico verbo strimpello mossa di lingua
morso di dente scolpa accoltella compresso de stomaco

flagello frazionatamente in parti in echi in giochi
spuntellante in due in tre in trentatre fori fossi

in medica in spedale in innocenza di pecora e di capra
in colpetto sulla crapa pat-pat patteggiando col tempo

che manca che allaga che alloga sia pur dicente sono
che mi spinge e spaventa? che mi affanna? che mi perisce

e in quale parte? in quanta? di noi perì soprattutto
per la fretta e per darsi da fare per non supportare

reggere travare per non travalicare stare restare
di noi perì gran mole di cellule di toni di muscoli

ci fu gran male gran sale gran sperdimento in giro
solo franciose e franche pirimpacchi e stacchi e vomiti

o detto altrimenti di noi sentì una piccola parte
una morte piuttosto un dilagante specchio di morte

Biago Cepollaro
Da Luna persciente, sezione "Multitudo"

 

 

tres anys més tard

perquè les paraules no siguin un cop més
tan sols paraules 

perquè el temps esmerçat cada dia
no sigui un cop més el temps 

en el qual sigui poc
el que realitzem i perquè canviïn de veritat 

fins la manera i la motivació
d’anomenar-lo 

perquè des que ens despertem fins a les primeres bregues
de la son només una sigui

la propensió natural
 

això li ho deia ahir a la júlia
al xinès
aquest any ha passat lleuger
lleuger com voldria
que fos la mort, per cert 

passatge 

cap a una altra lleugeresa 

                                aquest any té un no sé què del cel 

i llavors
del llavors es tracta
un cop més de la capacitat
d’estimar 

(i d’oblidar) 

                                i la veritat és que no hi havia resa portar
al llindar
per demostrar que hi havia hagut alguna cosa
o com es diu qualsevol cosa

hem fet i construït i no hem

passat en va
l’engany rau en aquell entendre
el passar
(què passa què no passa en fi
ja se sap que tot però tot
passa
si mai la pregunta era qui

i com
i enmig de què

passa) 

a més hi ha consciència
del mal
                                (però no encara                                               acceptació) 

perquè els actes cremen
com carcasses
d’intencions passades i cauen

daltabaix
com ferralla 

conclou avui el que un passat
tan llarg com l’ull amb desatenció
i arrogància ha preparat
i no només la ceguesa personal
que ha anomenat tot plegat
destí
el banal tancament
del cor
però també la inscripció
en el cor
de la cèl·lula
del que l’espècie i el grup
han construït i destruït en la por
i en l’al·lucinació 

** 

aquest any té un no sé què del cel
i no perquè fos vol
i llum 

(com ahir que vaig sortir
a prendre una mica l’aire i vaig tornar
de seguida
per incident sota de
casa i avui
em truca germana del motorista
en coma
demanant-me si vaig veure
de qui era la culpa) 

                                passem la vida sense pensar
                                que la vida acaba 

i aquell pensament fallit
endureix el cor
i multiplicar els codis
que separen ridícules
les coses
de les paraules 

                                   aquest any té un no sé què del cel 

(hi deu haver pes
fins en l’aire
i fins i tot terra que fa cel
i llum dins la terra)

(ho deia stricto sensu
per e-mail al julià: no es tracta
d’assistir
al naufragi: és que els ratolins
al navili
no poden donar sentit
a la història
sinó mantenir-se estrets
mentre rodolen en la fosca
i en l’avalot

passar-se un estremiment de pell

a lúcida pell
abans de l’esclafit

això sí, això és per a tothom
possible) 

** 

(tres anys més tard la veu
és encara massa gruixuda 

i el blabablà enfosqueix
l’extromissió fallida 

d’orgull
i vanaglòria) 

                                perquè les paraules no siguin un cop més
tan sols paraules 

                                perquè hi hagi fervor
i en allò ordinari devoció
 

i aquí s’interromp redacció de poesia
perquè també l’esperança vol concreció i la més alta
aspiració per a nosaltres i per als altres que coneixem o que podem
només imaginar en carn

i bleix
li cal realisme 

que no és volar baix sinó haver ensenyat
sense exhibició que la pau que els altres demanen
són dies
per si sols
i no per exemple com ahir al parc
a la senyora que es queixava de la ingratitud

dels altres sense amabilitat

explicar-li que la seva disponibilitat
cap als casos dels altres no era autèntica 

mentrestant parlem per tranquil·litzar-nos com deia la júlia
i escrivim també una paraula que no s’ha
i no s’ha encara 

i hi girem
al voltant com si de paraula en vingués
significació 

i no de qualitat de la intenció 

com si de paraula en vingués
significació 

i no de qualitat
de la intenció 

perquè les paraules no siguin un cop més
tan sols paraules 

perquè hi hagi fervor, allà,
i en allò ordinari devoció 

perquè des que ens depertem fins a les primeres bregues
de la son només una
sigui la propensió natural 

perquè la veu s’afili 

perquè les paraules no siguin un cop més

tan sols paraules 

continua la poesia
continua-la sí
sense paraules

 

 

Biagio Cepollaro
Extret de Versi Nuovi (1998-2001)

Traducció d’Eduard Escoffet, amb la col·laboració de Francesco Ardolino

 

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