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IN MEMORIAM Philadelpho Menezes (1960-2000)
Philadelpho Menezes, nonostante la sua giovane età, occupava
già un posto di tutto rispetto nel firmamento universitario
paulistano. Era professore di Semiotica al Dipartimento di Comunicazione
della Pontificia Università Cattolica e da due anni aveva messo
piede anche alla São Marcos University, sempre a San Paulo.
Aveva diretto con successo nei primi anni Novanta la Casa Editrice
del suo Dipartimento Universitario EDUC. Si diceva, mi ricordo, nei
corridoi dellUniversità, che si erano prodotti più
libri sotto la sua direzione che non durante tutti gli anni precedenti.
Inoltre aveva fondato un Archivio di Poesia Visuale e Sonora di tutto
rispetto, includendovi anche una ottima sezione di Videopoesia con
mirate e sagge acquisizioni. Per non parlare poi del Laboratorio di
Sperimentazione Sonora dotato di ogni necessario strumento per condurre
a pieno ritmo un qualsiasi lavoro sulla voce nel suo sviluppo multimediale.
Parevano non esserci limiti alla sua ascesa. Scherzando con lui, gli
dicevo che presto sarebbe diventato rettore. In effetti non aveva
antagonisti in grado di reggere il suo ritmo.
Aveva trovato il tempo di fondare anche una sua casa editrice, Experimento,
che aveva già al suo attivo libri di gran qualità. Posso
menzionare un testo di Mario Costa, o Lùcia Santaela.
Io
lo conoscevo sin dal finire degli anni Ottanta, quando per un intero
anno abitammo a cento metri di distanza. Fu in quel periodo che diventammo
sinceramente amici (fratelli?) e saldammo un nostro ferreo patto di
azione, o meglio interazione. Di fatto in questo decennio si era creato
un solido sodalizio fatto di scambi serrati tra Bologna e San Paolo,
un fucina di idee e progetti, non ultima la rivista Brasilitalia,
ospitata nel mio sito. Però, come non menzionare i festival
da me organizzati al DAMS di Bologna che trovavano pronta eco negli
incontri internazionali da lui messi in piedi in territorio paulista.
Sul
versante critico aveva inanellato tutta una serie di testi di sicuro
impatto: "Poética e Visualidade" (1991), che era
il risultato del suo dottorato svolto appunto in Italia, periodo che
ricordo molto bene, perchè praticamente vivendo quasi in simbiosi,
tutto il mondo che ruotava attorno a me, divenne presto anche il suo
mondo. Poi, "A crise do passado", 1994, fino al più
recente edito dalla prestigiosa Editora Ática "Poesia
Concreta e Visual". Ma il testo cui lui e anchio, eravamo
più legati era "Poesia Sonora", una raccolta di saggi
edita nel 1992. Senzaltro da qui, si può far risalire
lingresso ufficiale della poesia sonora in Brasile. Questa era
una idea che sempre avevo cercato di promuovere, essendo quella una
terra vergine, in stretti termini di sperimentazione sonora, in quanto
i concretisti su questo versante avevano lasciato il campo libero.
Certo era polemico, come è giusto che sia. Anzi voglio ricordare
qui quella che è stata probabilmente la sua ultima battaglia.
Cera in lui evidente un contrasto tra quello che effettivamente
era e quello che si sentiva, e ciò è palpabile sfogliando
uno scambio di articoli con un pamphletista di una rivista brasiliana,
Cult. Nel corso dellultimo anno aveva pubblicato, come già
detto, una ben documentata ricerca sulla poesia visuale e concreta
con Ática, una nota e potente casa editrice. Già questo
dato era un innegabile successo, e forse proprio per questo, la fazione
che sempre lo ha ostacolato, il nucleo storico dei concretisti, aveva,
come dire, pagato un killer-scribacchino, per attaccare lignaro,
brillante e acuto, nonostante la sua giovane età, professore
universitario. Ora, rileggendo la sua risposta, mi ha colpito, subito,
la riproduzione a colori di un suo poema visuale del 1993, dove limmagine,
presa da Playboy, presenta una donna-boxer, seno nudo, guantoni, sguardo
duro contornato dal cuoio del casco anti-pugni, seduta allangolo
del ring, fremente di riprendere il combattimento, con il fumetto
recante la scritta "larte è il luogo dove luomo
ricerca la pace dello spirito". Appunto, un combattente, con
il senso della lotta innato. Mentre il testo, anzichè contestare
le pur misere, e commiserevoli, vacue ragioni dellattacco, puramente
gratuite, descrive un episodio che gli era capitato poco tempo prima.
Chi conosce bene San Paolo sa che agli incroci del semaforo è
buona norma tenere i vetri alzati per evitare brutte sorprese. Ebbene
proprio di questo parla. Lui aveva subìto un assalto da parte
di un giovane rapinatore mentre era fermo ad un semaforo, ma la cosa
che lo aveva inquietato era che il bandito tra tante macchine ferme,
si era indirizzato senza incertezza proprio verso la sua, e con violenza
gli aveva puntato contro la canna di una pistola chiedendogli soldi
e orologio. In quella situazione, rimase sorpreso nel verificare subito
la totale indifferenza degli altri automobilisti, al sicuro dentro
le loro auto, li definisce "automobilisti ciechi", poi,
al constatare che le stesse macchine ferme erigevano un muro protettivo
verso il rapinatore stesso che poteva così agire indisturbato
e impunito. Morale della favola, il giovin rapinatore è larticolista
prezzolato, gli automobilisti i complici protettori-mandanti concretisti,
lui la vittima designata.
Era anche poeta visuale eccellente, almeno da ricordare quello riproducente
il quadrante di una calcolatrice che anzichè dare numeri, sforna
la parola "poesia". Aveva al suo attivo vari poemi visuali.
Ben presto aveva lasciato la pagina scritta, anche se come traduttore
resta memorabile un suo lavoro sulle poesia di Quasimodo e, soprattutto
una originalissima versione de "La carne, la morte e il diavolo
nella letteratura romantica" di Mario Praz. Immessosi nel mondo
delloralità, fu subito produzione a tambur battente,
un CD storico per il Brasile "Poesia Sonora" (1996) e poi
a seguire "Sound Poetry Today" (1998) fino al salto nella
tematica ipermedia con il CDRom prodotto con il fido amico Wilton
Azevedo "Interpoesia" (2000).
Come perfomer, perchè va detto che aveva sviluppato anche questo
campo di ricerca,
mi è sempre piaciuto quel pezzo dove lui leggeva testi classici
della letteratura mondiale, omettendo a turno una vocale, con evidenti
ilari effetti, che andavano via via aumentando quando, contemporaneamente
alla lettura, si metteva a sgranocchiare noccioline, masticando e
continuando la lettura, interrompendosi per sorseggiare una lattina
di coca-cola, e leggendo e masticando parole, sillabe triturate, mozziconi
di fonemi, alla ricerca di distorsioni fonico-buccali, con stravolgimenti
di senso. Intelligenti graffi alla classicità letteraria. Sintomo,
ancora una volta, di sperimentazione tout court.
Eppure, ripensandoci bene, la sua performance migliore, gliela avevo
vista fare, al festival Correntes de Ar, a Guarda, nel nord del Portogallo,
lo scorso dicembre, proprio a ridosso delle feste natalizie, praticamente
lultima volta che lho visto. Ebbene, quella sera, allauditorium
del Teatro Municipale, aveva fatto un pezzo intitolato Luz, molto
suggestivo perchè al buio completo, puntava verso il pubblico
una piccola torcia accesa, un punto di luce neanche tanto accecante,
con rapidi gesti riproduceva la parola "luz", mentre nel
contempo sviluppava un motivo di rumorismo fonetico sulla parola stessa.
Stava realizzando quella che a me stava e sta molto a cuore, ovvero
la Polipoesia, dove la voce del poeta sonoro sempre leader, interagisce
con il corpo, anzi diviene corpo, e si fa immagine stessa. Altre volte
un paritetico effetto era stato raggiunto con lausilio dellimmagine
video, come in quel pezzo Focali, dove la sagoma bianca delle vocali
visivamente distorte facendo leva su un anomalo impiego del fuoco,
venivamo supportate foneticamente da lunghe lamentevoli, ossessive
ripetizioni, pendant sonoro, appunto, delle ardite sfocature vocaliche.
Era uno strenuo, indefesso organizzatore di eventi. Lultimo,
laveva escogitato per lagosto del 2000, 1° Ciclo Internazionale
di Poesia Sonora, un tour di performance, conferenze, seminari, dibattiti,
trasmissioni televisive attraverso quattro città brasiliane,
São Paulo, Belo Horizonte, Rio de Janeiro e Maceió.
Lho fatto questo tour con la morte nel cuore, per commemorare
un grande poeta, un grande studioso, un insostituibile amico (fratello?),
perchè il sogno si è infranto prematuramente nella tarda
serata di domenica 23 luglio, quando al volante della sua auto si
è schiantato contro un camion nei pressi di Rio.
Solo un miracolo ha fatto che sì che la moglie e le due figlie
uscissero indenni.
Ora, il caro Phila riposa in un variopinto, un po civettuolo
cimitero-giardino, nel quartiere residenziale di Morumbì, vicinissimo
allomonimo stadio di calcio dove eravamo soliti andare nelle
domeniche di bel tempo. Si capisce che giace là sotto solamente
perchè tra il verde generale cè questa chiazza
di terra rossiccia, gli ho portato come daccordo copia del mio
ultimo libro, con dedica "per me è come se tu fossi ancora
vivo, sappi che qualunque cosa faccia, dovunque vada, tu sarai sempre
con me".
ENZO MINARELLI
13 settembre 2000
menezes
e minarelli en sao paulo, 1998
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